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Carmelo Pugliatti "Visioni celesti non
celestiali", 2000
olio su tela cm. 40 x 50
Courtesy Carmelo Pugliatti
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Carmelo Pugliatti "Visioni celesti non
celestiali", 2000
olio su tela cm. 40 x 50
Collezione Pizia Arte
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Carmelo Pugliatti "Visioni celesti non
celestiali",2001
olio su tela cm. 200 x 250
Courtesy Carmelo Pugliatti |
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Carmelo Pugliatti "Visioni celesti non
celestiali",
2000
olio su tela
cm. 200 x 250
Courtesy Carmelo Pugliatti |
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Carmelo Pugliatti "Visioni celesti non
celestiali",
2000
olio su tela
cm. 200 x 250
Courtesy Carmelo Pugliatti
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Carmelo Pugliatti "Visioni celesti non
celestiali",2000
olio su tela cm. 40 x 50
Courtesy Carmelo Pugliatti
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Carmelo Pugliatti "Visioni celesti non
celestiali",2000
olio su tela cm. 161 x 200
Courtesy Carmelo Pugliatti
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Carmelo Pugliatti "Visioni celesti non
celestiali", 2000
olio su tela cm. 40 x 50
Courtesy Carmelo Pugliatti |
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Sono molti, moltissimi i pittori che esercitano
e a volte usano inappropriatamente il nome
di artista. In pochi possono vantarsi di
esserlo. Carmelo Pugliatti è uno di questi
ultimi, con il suo tratto molto particolare
e caratteristico di uno stile per metà grottesco,
per la scelta dei soggetti, per i corpi,
per i colori e per l’altra metà intimista,
per la profondità dei concetti che le sue
opere esprimono.
Pugliatti ci propone, con il tratto superlativo
che la distingue, non solo la sua pittura,
ma una rappresentazione grottesca che proviene
da una riflessione profonda. E’ come ricevere
un dono, il dono di poter vedere “la reale
realtà”, e non è a caso il gioco di parole.
Spesso i componenti della società a cui apparteniamo
non tengono conto, pur sapendolo bene, che
di solitudine e incomprensione sono scandite
le singole giornate. Ed è con questa riflessione
che il nostro artista, e merita proprio quest’appellativo,
vuol quasi provocarci. Ci mette di fronte
a soggetti di tutti i generi, in luoghi in
cui la nostra vita in teoria dovrebbe trovare
ristoro, in cui dovremmo comunicare. Invece
ci troviamo di fronte a soggetti statici,
con sguardi fissi nel nulla, fissi verso
una realtà legata all’apparenza. E in una
danza di apparenza, distacco, smarrimento
ed espressioni di volti che sembrano chiederci
attenzione, compassione, non possiamo non
notare l’intensità dei colori con il quale
questi concetti vengono alternati dal rosso
e dal giallo. Come ha scritto Lucio Barbera:
“Tutto ciò che possiamo identificare come
esterno è affidato a lacerti di pittura in
bianco e nero, fatta di pochi e angoscianti
tratti disegnativi. È come se all'improvviso
si spegnesse la luce e mancasse il colore
che invece straripa all'interno del bar nelle
sue pareti gialle o rosse, nel color legno
dei tavoli. Proprio il sapiente contrasto
tra colore urlato, steso per zone piatte,
a volte scolante come se piangesse, e il
bianco e nero sottolinea di per sé il contrasto,
ponendo l'esigenza di capire dove stia, della
solitudine, la causa e dove l'effetto. Lì,
fuori, c'è un paesaggio indifferente e grigio,
qui dentro, c'è un'umanità che in disperato
silenzio urla il suo bisogno.”
Un microcosmo insomma quello che Pugliatti
rappresenta . Un mondo racchiuso in piccoli
fotogrammi che, come istantanee, immortalano
la nostra quotidiana realtà.
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