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Maria Pecchioli "Elettrocorda"
2005
cm. 60 x 80 olio su tela
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Maria Pecchioli "Matteo" 2005
cm. 110 x 90 olio su tela
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Maria Pecchioli "Elettro+Benedetta"
2005
cm. 90 x 130 olio su tela |
MARIA PECCHIOLI
Maria Pecchioli nel dipingere
i suoi quadri
sembra cercare con pennello e
colori un'armonia
perduta, quel sentimento lirico
che a volte
si percepisce nei gesti quotidiani
di ciascuno.
I colori s'inseguono, spostano
la forma,
evocano il movimento che ancora
si agita
nella memoria. Una pittura fatta
per sedimentazione;
strati di differenti materiali
organizzano
la superficie pittorica con tratti
che richiamano
a volte i grandi maestri del
'900, altre
volte la tradizione figurativa
nordeuropea
del '600 o ancora il cinema,
il fumetto.
Tracce, depositi, stratificazioni
materiche
e storiche.
Non sono né le linee né il colore,
ma la
materia a dare profondità e organizzare
lo
spazio pittorico, con punti di
vista imprestati
dalle inquadrature fotografiche,
sforzati
e distorti dalla pratica pittorica.
L'artista
sembra tornare a più riprese
sul quadro,
ad aggiungere, a togliere, nel
tentativo
di disporre sullo stesso piano
senso e incompiutezza,
incongruenze, contraddizioni
e armonie. E'
uno sguardo intimo, non tanto
per i soggetti
scelti, o per la predilezione
degli interni,
ma per la qualità dell'inquadratura,
delle
espressioni assorte, dell'attenzione
a dettagli
marginali, che restituiscono
familiarità
anche a luoghi sconosciuti.
Di ogni luogo, di ogni essere
vivente, Maria
Pecchioli sembra celebrare il
mistero intimo,
le innumerevoli biografie e narrazioni
che
possono essere ricondotte esclusivamente
a quella persona, a quel luogo.
La pennellata, la stesura del
colore rivelano
una preoccupazione dovuta alla
ricerca di
una struttura figurativa che
riesca a restituire
in forma pittorica le complesse
stratificazioni
della realtà. Non si tratta di
inquietudine
esistenziale, ma di un'attenta
pratica artistica,
come se la tela fosse un agone,
un ring dove
sfidarsi ogni volta, una pittura
necessariamente
dinamica per adattarsi alla metamorfosi
della
realtà.
La costruzione prospettica dei
quadri rivela
solo parzialmente la tecnica
adoperata: una
porzione di stampa fotografica
viene amalgamata
e trasformata in superficie pittorica
attraverso
la stesura di strati di colore.
Le due tecniche
si fondono l'una nell'altra nonostante
la
materia pittorica prenda il sopravvento,
andando a costruire parti mancanti,
trasformando
i brani fotografici in sedimenti
fossili
di spezzoni biografici.
I soggetti depositati sulle tele
sfuggono
alla nostra visione, ci costringono
a cambiare
posizione, a non accontentarci
del punto
di vista scelto. E così, i quadri
più grandi
sembrano concepiti per essere
visti solo
se percorsi lungo la loro dimensione:
il
movimento si afferma come costante
intrinseca
dell'immagine. Una pittura mai
cristallizzata,
in continua evoluzione; i soggetti
dipinti
mantengono la loro originaria
energia. Donne,
bambine, ragazzi, animali ogni
cosa trasferita
in immagini dalle prospettive
sbilanciate,
paiono essere sul punto di sottrarsi
alla
nostra vista, di cadere, di voltare
l'angolo.
Una posizione privilegiata è
inesistente,
le gerarchie consuete tra osservatore
e oggetto
osservato vengono annullate.
Così se è vero che l'artista,
come dice Paul
Valéry, "indietreggia, s'inchina,
[…]
si comporta con tutto il corpo
come fosse
un accessorio dell'occhio",
questo è
altrettanto valido per il pubblico.
Una felice
ansia cinetica per rimanere costantemente
connessi con le infinite storie
ed esistenze
che circondano autore e spettatore.
Maria Antonia Rinaldi
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Maria Pecchioli "Ska" 2005
cm. 90 x 130 olio su tela |
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Maria Pecchioli "Tatuaggio II"
2005
cm. 110 x 100 olio su tela
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Maria Pecchioli "Tatuaggio" 2005
cm. 110 x 100 olio su tela
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Maria Pecchioli "Studio maschera"
2005
cm. 40 x 40 olio su tela
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