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Gino Sabatini Odoardi
Impossibilità espressa 1995
Foto montata su gatorfoam
cm. 100 x 80 |
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Gino Sabatini Odoardi
Impossibilità espressa 1995
Legno, smalto, acrilico, gesso
cristallizzato,
vetro, plexiglas
cm. 80 x 100 x 14
Courtesy Museo Sperimentale d'Arte
Contemporanea
- L'Aquila
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Gino Sabatini Odoardi
Impossibilità espressa 2000
Plotter painting su carta fotografica
montata
su mdf
cm. 125 x 95
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Appunti sull'arte di Gino Sabatini Odoardi
L'immagine di una mano aperta
con il tatuaggio
di un dipinto di Tiziano, una
serie di bicchieri
che contengono particolari di
carte geografiche,
una madonnina di Lourdes in vetro
riempita
di vino. Sono alcune delle opere
del giovane
artista Gino Sabatini Odoardi
, concepite
come altrettante tappe di una
ricerca tesa
a modificare il senso del quotidiano,
attraverso
una ridefinizione degli oggetti
comuni che
prende le mosse dal lavoro di
artisti surrealisti
come Meret Oppenheim , René Magritte
ma soprattutto
Marcel Broodthaers. La volontà
di conferire
alla realtà più banale un significato
altro,
di creare un slittamento di senso
tra l'oggetto
e il suo posizionamento all'interno
di un
contesto artistico costituiscono
i fondamenti
del lavoro di Sabatini Odoardi.
Un lavoro puntuale e rigoroso,
che trova
nell'elaborazione di complesse
installazioni
possibilità di lettura ampie
ed articolate,
che spaziano dalla riformulazione
in chiave
neoconcettuale dei "ready-made"
alle opere più recenti, dove
la presenza
di oggetti neopop viene ad assumere
significati
legati ad una visione rituale
e mistica.
Un percorso che comincia nei
primi anni Novanta
con una serie di opere legate
alla pratica
del "packaging", l'imballaggio
sotto vuoto spinto che garantisce
la freschezza
dei prodotti alimentari. Si tratta
di un
procedimento diffuso del mondo
commerciale,
trasferita nel contesto dell'arte
da Cristo
negli anni sessanta. Ma nell'intenzione
di
Sabatini Odoardi il packaging
si trasforma
nel desiderio di immobilizzare
oggetti dalla
natura precaria e volatile, come
il vino,
l'acqua e i propri abiti. "E'
lo spazio
della memoria, indissolubilmente
legato al
concetto di Postumo" spiega
l'artista.
Un concetto che costituisce il
filo rosso
della sua poetica, espresso in
maniera evidente
nell'opera "Nudo" (1997):
un involucro
di plastica trasparente che contiene
gli
abiti indossati da Sabatini Odoardi
in un
giorno di Maggio dello stesso
anno. Con questo
gesto l'artista capovolge il
significato
tradizionale della nudità, che
non è più
esibizione di un corpo senza
vestiti, bensì
la scomparsa del corpo stesso,
che viene
ricordato attraverso le tracce
lasciate nel
quotidiano. Il contenitore diventa
contenuto,
e il contenuto si fa pensiero
: evocato ,
ma non rappresentato, attraverso
l'opera
d'arte.
Ed è proprio l'evocazione che
costituisce
la forza dell'arte di Sabatini
Odoardi. Un'evocazione
che assume significati di volta
in volta
diversi nell'evoluzione del suo
percorso
creativo. Se la memoria della
pittura antica
viene dissacrata e ridotta ad
un semplice
tatuaggio fotografato in "Tiziano
tatoo"(2001),
i frammenti della bolla di Celestino
V che
sostengono bottiglie di vino
nell'installazione
"Ri/evocazione"(2000)
sottolineano
la scomparsa di una norma che
un tempo fu
legge ed ora è ridotta a manufatto
archeologico.
Ancora diverso è il senso delle
porzioni
di carte geografiche contenute
in dodici
bicchieri appoggiati ad altrettante
mensole
nell'opera "Perdersi dentro
un bicchiere
d'acqua"(2001), presentata
al 52° Premio
Michetti "Adriatico:le due
sponde"
al Museo Michetti di Francavilla
nel 2001.
Si tratta di un segnale puntato
verso la
relatività della geografia, basato
sul concetto
di confine e della sua invalicabilità
, che
viene quotidianamente smentita
dalle centinaia
di profughi albanesi che raggiungono
le coste
italiane su imbarcazioni clandestine.
"L'opera
stessa - afferma l'artista -
nasce da una
sensazione difficilmente traducibile
in concetti
chiari in tutte le sue premesse
e conseguenze".
L'evocazione di segnali che si
traducono
in immagini caratterizzate da
una voluta
ambiguità concettuale è il principale
punto
di forza dell'arte di Gino Sabatini
Odoardi.
Ludovico Pratesi
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Gino Sabatini Odoardi
Bicchieri 1983-1994
Vetro, vino, cristallizzante,
olio su tela
del 1983, legno
cm. 15 x 8 x 8
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Gino Sabatini Odoardi
Transsubstantiatio 2000
Stampa lambda montata su gatorfoam
cm. 80 x 100 x 1,5
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Gino Sabatini Odoardi
Souvenir de Lourdes 2001
Vetro, acrilico, vino, cristallizzante
cm. 6 x 26 x 4
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Gino Sabatini Odoardi
Tiziano tatoo 2001
Plotter painting montato su gatorfoam
cm. 80 x 100 x 1,5
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Gino Sabatini Odoardi
La legge è uguale per tutto 1998
Installazione: foto montate su
supporto rigido
cm. 14 x 19 cad.
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Gino Sabatini Odoardi
Memorie di Marguerite Yourcenar 1998
Legno, acrilico, plastica, acqua, vino, Memorie
di Adriano
cm. 80 x 100 x 8 cad.
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