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Sandro Marasco "Popinga"
Olio su tela, cm 40x50,2004 |
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Sandro Marasco "Porto"
Olio su tela, cm 70x50, 2002
collezione privata |
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Sandro Marasco "Senza titolo"
Olio su tela, cm 40x30,2004
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Sandro Marasco "Senza titolo"
Olio su tela, cm 40x30,2003
Empoli - collezione privata
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Sandro Marasco osserva la città da lontano,
volante viaggiatore notturno alla ricerca
del posto più accogliente per atterrare;
e osserva la città anche dal di dentro, scegliendo
come soggetti privilegiati palazzi, stazioni,
porti, cabine abbandonate. Il risultato ci
restituisce una Città che appare come un
gigantesco, alienante Non-Luogo; tutto ciò
non soltanto negli edifici identificati come
tali da Marc Augé, ma proprio nel senso di
cifra etica ed estetica dominante nella stessa
idea postmoderna di Città. Ad un Non-Luogo
assoluto, quindi, Marasco risponde con una
cifra stilistica talmente realistica da risultare
straniante, con un nitido segno cromatico
che accarezza appena la tela senza addensarsi
né scalfirla.
E non serve, non basta, la presenza umana
a modificare il profilo delle Non-Città di
Sandro Marasco: anche l'uomo è imprigionato
dallo spazio urbano che egli stesso si è
costruito intorno e che ha finito per sommergerlo,
cancellarne l'identità, alienarlo. Piuttosto,
la presenza umana spinge l'artista a porsi
domande sulla sua pittura e, conseguentemente,
sul mondo. Marasco sembra avvertire che questa
cifra stilistica talmente realistica da risultare
straniante, che trova una sua origine nobile
nella Metafisica di cui, però, non fa suo
lo sfasamento dei piani prospettici - all'epoca,
sembra dirci l'artista, l'alienazione urbana
doveva essere metaforizzata anche attraverso
un'enfatizzazione pittorica, oggi basta rappresentare
l'esistente per far emergere l'insensatezza
del mondo che abbiamo costruito - non può
rimanere tale nel momento in cui si scontra
con la sofferenza e con la vita dell'uomo.
Ecco, quindi, che il suo tratto diventa più
corposo, il suo colore più denso e pastoso,
le immagini cominciano a sfaldarsi sempre
più e quei tagli prospettici ora fissamente
frontali, ora portatori di dinamismi diagonali
talvolta vertiginosi iniziano a perdere le
certezze su cui si sono costruiti, denotando
scricchiolii che sono il segno del dubbio
e della pietas che si insinuano nei suoi
quadri.
E in questo processo assume un ruolo non
secondario la letteratura, i personaggi amati
di Chatwin, Simenon, Ungar, che non solo
danno i titoli ad alcuni suoi dipinti, ma
"costringono" l'artista ad avvicinarsi
alla loro solitudine, ad impietosirsi per
i tentativi frustrati di frapporre uno scudo
di ordine e di razionalità con cui difendersi
dal mondo irrazionale e disordinato nel quale
sono, come tutti noi, costretti a vivere.
Una chiave di lettura dell'esistente, quindi,
i riferimenti letterari per Sandro Marasco,
quel posto accogliente in cui atterrare da
lui tanto cercato e di cui parlavo all'inizio,
quello da cui osservare le cose della vita
con sempre meno distacco e con sempre più
partecipazione, continuando, attraverso la
sua raffinatissima tecnica pittorica, a cercare
delle risposte nel mentre ci si continua
a porre delle domande.
Ivan Serra
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Sandro Marasco "Senza titolo"
Olio su tela, cm 40x30,2004
collezione privata
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Sandro Marasco Senza titolo -
Olio su tela, cm 149,5x70,5 -
2005
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Sandro Marasco "Utz"
Olio su tela, cm 99x70,2003
collezione privata
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