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Luca Beatrice
P'tit Luc
"Nella produzione eterosessuale
non
ci può essere porno senza donna.
La donna
è l'oggetto dello sguardo e lo
strumento
del piacere. La carne disponibile
all'infinito
che provoca l'eccitazione"
(1). Il porno
dunque risulta modellato sui
canoni maschili
e prevede la concatenazione di
sequenze modello,
dove solo accidentalmente può
trovare spazio
la storia, secondo una sorta
di climax ascendente:
fellatio, penetrazione vaginale,
sodomia,
eiaculazione facciale. Allo stesso
modo,
la pornografia (sia quella cinematografica
sia quella in rete) tende a replicare
situazioni
tipo che, pare comprovato, corrispondono
ai desideri del proprio pubblico:
oltre all'incontro
tra uomo e donna sono molto gradite
scene
di masturbazione femminile -con
o senza oggetti-
rapporti lesbici, triangoli,
situazioni di
voyeurismo, talvolta S/M.
All'interno di queste regole l'hard core
è noioso. Come tutti i generi necessita di
fratture, innovazioni, eccezioni che ne ribaltino
la prospettiva più scontata, introducendo
quegli elementi oltre il culto della materia
e capaci, al limite, di incidere sul tessuto
sociale, come è accaduto per Deep Throat, per le porno star in tv e in parlamento
(Moana Pozzi e Cicciolina), le dive minorenni
(Tracy Lords).
Interpreti principali delle novità nel campo
della rappresentazione visiva della sessualità,
sia nel cinema che nell'arte, oggi sono senz'altro
autrici e attrici donne, come ha brillantemente
illustrato X-Elles, il numero speciale di ArtPress sul sesso
al femminile, la cui direttrice Catherine
Millet ha scritto un ormai celebre memoriale
sulle proprie (?) esperienze senza celarsi
dietro alcun pseudonimo, fatto piuttosto
insolito per una donna (2).
Nel 1999 appare sulla scena del cinema X
europeo Ovidie, giovane attrice francese
che prende il nome dal personaggio di un
fumetto per bambini P'tit Luc. Ovidie, militante
postfemminista, autrice dell'agguerrito saggio
Porno Manifesto (3), si propone di non sottostare alle regole
del pornobiz in cui la donna risulta un semplice
oggetto dominato, insistendo invece sull'orgasmo
femminile che si traduce in espressioni sul
viso di assoluto abbandono e non di sofferenza,
su una visione positiva e giocosa della sessualità
trasgressiva. Alcuni siti come www.burningangel.com,
www.suicidegirls.com, quasi interamente gestiti
da donne, hanno lanciato la moda dell'alt-porn,
genere video che accosta il porno a fenomeni
di moda, al fetish e al postpunk (4) e dove
le ragazze si presentano con tatuaggi e piercing,
non con le tette siliconate. In ambito di
arte visiva è altrettanto recente il fenomeno
di utilizzare il corpo femminile sia oltre
il comune ruolo di sex symbol ma anche aldilà
del valore sociale ed etico. In tempi di
Body Art e performance storiche sarebbe stato
improbabile, per non dire vietato, un esibizionismo
che non implicasse un messaggio politico,
oggi il nudo è diventato un semplice strumento
di lavoro per un artista, come se si utilizzassero
la macchina fotografica o la pittura.
Queste premesse consentono di collocare il
lavoro di Lucia Leuci in un contesto assolutamente
contemporaneo, ancor più se si pensa che
la sua arte nasce in una piccola città della
Puglia, non a Londra né New York. Appena
ventenne, Leuci ha fin da subito usato il
proprio corpo, fotografandosi nuda o seminuda,
incurante di mettere a fuoco particolari
o dettagli ma insistendo su un effetto mosso
di per sé spiazzante, se si pensa che sia
nell'arte sia nel cinema incentrati sulla
sessualità ciò che conta è soprattutto il
realismo. Da circa due anni ha scelto come
territorio di indagine il rapporto tra il
corpo della donna e l'immaginario erotico
maschile, tentando di rispondere con le proprie
foto ad alcune domande: quali sono gli atteggiamenti
femminili che il maschio considera di particolare
richiamo sessuale? Dove si incrociano la
sfera del lecito -quella dei rapporti cosiddetti
istituzionali- con il fascino del proibito,
ciò che invece viene considerato trasgressivo?
"L'amante, la partner occasionale, la
prostituta sono le figure verso le quali
si orienta da sempre l'eros maschile. Ciò
che le contraddistingue è il fascino della
trasgressione, non solo perché sono oggetto
di incontri clandestini, talvolta audaci
e avventurosi, ma anche perché consentono
di vivere, rispetto all'eros, fantasie e
desideri spesso preclusi alla coppia ufficiale.
La loro forza trasgressiva consiste infatti
nell'accettare pratiche che molti uomini,
ancora oggi ritengono vietate o impossibili
da proporre alla loro compagna" scrivono
Baldaro Verde e Tordella nel loro saggio
dedicato all'eros maschile (5). Se questo
margine di libertà è presente nel reale,
si amplia nell'ambito virtuale ove è possibile
agire senza svelare la propria identità.
Come un nickname Lucia Leuci ha inventato
una sorta di alterego, una P'tit Luc del
film di Ovidie, per muoversi a proprio agio,
da giovane donna, in un territorio infido
come quello della pornografia. Apre questo
nuovo ciclo Good Vibration, presentato nella sua versione "uncensored"
soltanto a Fuori Uso -Pescara 2004 (6): oltre
trecento scatti che si susseguono rapidi
l'uno all'altro, dove una ragazza inscena
un teatro privato in cui sono raccolti i
luoghi comuni dell'eccitazione maschile:
masturbazione, lesbismo, triangolo, voyeurismo
tutti frustrati dalla difficoltà di mettere
l'immagine esattamente a fuoco, seminascosta
dall'effetto flou e dal movimento. Se questo
lavoro fosse stato realizzato da un maschio
molto probabilmente il realismo sarebbe stata
una conditio sine qua non (basti pensare
a Richard Kern, a Terry Richardson e ad altri
che pure hanno una visione del tutto solare
della sessualità); femminile non è tanto
la frustrata percezione del dettaglio -questo
semmai è un'opera molto più impudica poiché
ha comportato il calarsi, da parte dell'artista,
in una realtà non esattamente facile da maneggiare-
quanto l'impossibilità di mantenere quell'atteggiamento
per cui lo strumento di riproduzione (camera
fotografica o mdp) si pone essenzialmente
come il prolungamento fallico. Leuci è dentro
le sue immagini, si perde nel leggero fruscio
dei corpi, nel rosa confetto degli abiti
residui e della lingerie, in toni così stucchevoli
da avvolgere ogni cosa, eliminare ogni difetto
e imperfezione, giocare sull'idealità nel
nudo frammentato come in un dipinto secentesco.
Il capitolo successivo Most Wanted è un breve divertissment, quasi un sospiro
di sollievo, comunque una pausa, dopo il
difficile avvio, un giocare con la parola
FIGA de-eroticizzando così l'oggetto. Hungry Angry è, di questa serie, l'unico lavoro a non
utilizzare il sesso come finalità della visione,
rimanda bensì al rapporto tra il corpo e
il cibo in una ossessiva bulimia pop che
non fa male ma risulta ugualmente nauseabonda,
non traumatica come le prime performance
di Elke Krystufek -l'artista austriaca vestita
da uomo mangiava avidamente e nel frattempo
si spogliava, quando rimaneva nuda cominciava
a vomitare, unendo così sesso-merce-consumo-rifiuto-
ma comunque l'unica in Lucia Leuci non usa
il mosso e non sente la necessità di un alterego.
I "teatrini" di P'tit Luc (torna
a essere altro da sé) sono costruiti con
il medesimo meccanismo dei filmetti amatoriali,
l'autoesibizione, l'incontro clandestino
suggerito dalla complementarietà delle opzioni
sessuali. In Looking Around l'artista cerca e ottiene il rifacimento
parodistico di un rapporto sadomaso con corsetteria
e attrezzatura d'ordinanza, ma dove strumenti
di sofferenza sono banali mollette da bucato,
quelle che puoi prendere dal cesto dei panni
quando la mamma è uscita per la spesa. L'ultimo
lavoro, Free Tour, è senza dubbio il più complesso e articolato
e personalmente quello che preferisco. Si
acuisce qui il punto di vista femminile,
una P'tit Luc che si aggira maliziosa in
tutù rosa tra coppie di scambisti, gay, etero,
S/M ecc….; gli scatti che compongono tale
ciclo insistono sulla bellezza della scena,
addirittura sulla tenerezza dell'incontro,
ormai completamente avulso dal dominio maschile
(l'artista non presenta mai erezioni, eiaculazioni,
peli pubici che sono elementi tipici del
desiderio virile). "Guardare il desiderio
femminile diritto negli occhi, prendere l'emozione
sessuale aldilà dei clichés sui generi e
della riappropriazione del potere maschile.
Valorizzare la libertà dei corpi, il valore
del fantasma, interrogare i suoi limiti e
difendere il piacere corrisposto" (7).
Lucia Leuci è l'unica artista
italiana a
misurarsi con la sfida di una
rappresentazione
del sesso esplicito in una chiave
femminile
autenticamente nuova.
Note
1) Stéphane Ruiz, Loulou, Angela, et les autres…, in X-Elles. Le sexe par les femmes, Art Press hors série, Paris Mai 2004.
2) Catherine Millet, La vita sessuale di Catherine M., Mondadori, Milano 2002.
3) Ovidie, Porno Manifesto, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2003.
4) Robert Lanham, Cliccami e brucerai, in D. di Repubblica, Roma 17 settembre
2005.
5) Jole Baldaro Verde, Roberto Modella, Gli specchi dell'eros maschile, Cortina Editore, Milano 2005.
6) Storytelling, Fuori Uso, Ferrotel, Galleria Cesare Manzo, giugno-luglio
2004 (a cura di Luca Beatrice)
7) Cfr. nota 1.
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Lucia Leuci "Preview 03" 2005
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