FREE TOUR

a cura di
Luca Beatrice


testi di:
Luca Beatrice
Camillo Langone
Marcello veneziani



22 ottobre - 10 dicembre 2005

inaugurazione sabato 22 ottobre ore 18.30


















Luca Beatrice

P'tit Luc

"Nella produzione eterosessuale non ci può essere porno senza donna. La donna è l'oggetto dello sguardo e lo strumento del piacere. La carne disponibile all'infinito che provoca l'eccitazione" (1). Il porno dunque risulta modellato sui canoni maschili e prevede la concatenazione di sequenze modello, dove solo accidentalmente può trovare spazio la storia, secondo una sorta di climax ascendente: fellatio, penetrazione vaginale, sodomia, eiaculazione facciale. Allo stesso modo, la pornografia (sia quella cinematografica sia quella in rete) tende a replicare situazioni tipo che, pare comprovato, corrispondono ai desideri del proprio pubblico: oltre all'incontro tra uomo e donna sono molto gradite scene di masturbazione femminile -con o senza oggetti- rapporti lesbici, triangoli, situazioni di voyeurismo, talvolta S/M.
All'interno di queste regole l'hard core è noioso. Come tutti i generi necessita di fratture, innovazioni, eccezioni che ne ribaltino la prospettiva più scontata, introducendo quegli elementi oltre il culto della materia e capaci, al limite, di incidere sul tessuto sociale, come è accaduto per Deep Throat, per le porno star in tv e in parlamento (Moana Pozzi e Cicciolina), le dive minorenni (Tracy Lords).
Interpreti principali delle novità nel campo della rappresentazione visiva della sessualità, sia nel cinema che nell'arte, oggi sono senz'altro autrici e attrici donne, come ha brillantemente illustrato X-Elles, il numero speciale di ArtPress sul sesso al femminile, la cui direttrice Catherine Millet ha scritto un ormai celebre memoriale sulle proprie (?) esperienze senza celarsi dietro alcun pseudonimo, fatto piuttosto insolito per una donna (2).
Nel 1999 appare sulla scena del cinema X europeo Ovidie, giovane attrice francese che prende il nome dal personaggio di un fumetto per bambini P'tit Luc. Ovidie, militante postfemminista, autrice dell'agguerrito saggio Porno Manifesto (3), si propone di non sottostare alle regole del pornobiz in cui la donna risulta un semplice oggetto dominato, insistendo invece sull'orgasmo femminile che si traduce in espressioni sul viso di assoluto abbandono e non di sofferenza, su una visione positiva e giocosa della sessualità trasgressiva. Alcuni siti come www.burningangel.com, www.suicidegirls.com, quasi interamente gestiti da donne, hanno lanciato la moda dell'alt-porn, genere video che accosta il porno a fenomeni di moda, al fetish e al postpunk (4) e dove le ragazze si presentano con tatuaggi e piercing, non con le tette siliconate. In ambito di arte visiva è altrettanto recente il fenomeno di utilizzare il corpo femminile sia oltre il comune ruolo di sex symbol ma anche aldilà del valore sociale ed etico. In tempi di Body Art e performance storiche sarebbe stato improbabile, per non dire vietato, un esibizionismo che non implicasse un messaggio politico, oggi il nudo è diventato un semplice strumento di lavoro per un artista, come se si utilizzassero la macchina fotografica o la pittura.
Queste premesse consentono di collocare il lavoro di Lucia Leuci in un contesto assolutamente contemporaneo, ancor più se si pensa che la sua arte nasce in una piccola città della Puglia, non a Londra né New York. Appena ventenne, Leuci ha fin da subito usato il proprio corpo, fotografandosi nuda o seminuda, incurante di mettere a fuoco particolari o dettagli ma insistendo su un effetto mosso di per sé spiazzante, se si pensa che sia nell'arte sia nel cinema incentrati sulla sessualità ciò che conta è soprattutto il realismo. Da circa due anni ha scelto come territorio di indagine il rapporto tra il corpo della donna e l'immaginario erotico maschile, tentando di rispondere con le proprie foto ad alcune domande: quali sono gli atteggiamenti femminili che il maschio considera di particolare richiamo sessuale? Dove si incrociano la sfera del lecito -quella dei rapporti cosiddetti istituzionali- con il fascino del proibito, ciò che invece viene considerato trasgressivo? "L'amante, la partner occasionale, la prostituta sono le figure verso le quali si orienta da sempre l'eros maschile. Ciò che le contraddistingue è il fascino della trasgressione, non solo perché sono oggetto di incontri clandestini, talvolta audaci e avventurosi, ma anche perché consentono di vivere, rispetto all'eros, fantasie e desideri spesso preclusi alla coppia ufficiale. La loro forza trasgressiva consiste infatti nell'accettare pratiche che molti uomini, ancora oggi ritengono vietate o impossibili da proporre alla loro compagna" scrivono Baldaro Verde e Tordella nel loro saggio dedicato all'eros maschile (5). Se questo margine di libertà è presente nel reale, si amplia nell'ambito virtuale ove è possibile agire senza svelare la propria identità. Come un nickname Lucia Leuci ha inventato una sorta di alterego, una P'tit Luc del film di Ovidie, per muoversi a proprio agio, da giovane donna, in un territorio infido come quello della pornografia. Apre questo nuovo ciclo Good Vibration, presentato nella sua versione "uncensored" soltanto a Fuori Uso -Pescara 2004 (6): oltre trecento scatti che si susseguono rapidi l'uno all'altro, dove una ragazza inscena un teatro privato in cui sono raccolti i luoghi comuni dell'eccitazione maschile: masturbazione, lesbismo, triangolo, voyeurismo tutti frustrati dalla difficoltà di mettere l'immagine esattamente a fuoco, seminascosta dall'effetto flou e dal movimento. Se questo lavoro fosse stato realizzato da un maschio molto probabilmente il realismo sarebbe stata una conditio sine qua non (basti pensare a Richard Kern, a Terry Richardson e ad altri che pure hanno una visione del tutto solare della sessualità); femminile non è tanto la frustrata percezione del dettaglio -questo semmai è un'opera molto più impudica poiché ha comportato il calarsi, da parte dell'artista, in una realtà non esattamente facile da maneggiare- quanto l'impossibilità di mantenere quell'atteggiamento per cui lo strumento di riproduzione (camera fotografica o mdp) si pone essenzialmente come il prolungamento fallico. Leuci è dentro le sue immagini, si perde nel leggero fruscio dei corpi, nel rosa confetto degli abiti residui e della lingerie, in toni così stucchevoli da avvolgere ogni cosa, eliminare ogni difetto e imperfezione, giocare sull'idealità nel nudo frammentato come in un dipinto secentesco.
Il capitolo successivo Most Wanted è un breve divertissment, quasi un sospiro di sollievo, comunque una pausa, dopo il difficile avvio, un giocare con la parola FIGA de-eroticizzando così l'oggetto. Hungry Angry è, di questa serie, l'unico lavoro a non utilizzare il sesso come finalità della visione, rimanda bensì al rapporto tra il corpo e il cibo in una ossessiva bulimia pop che non fa male ma risulta ugualmente nauseabonda, non traumatica come le prime performance di Elke Krystufek -l'artista austriaca vestita da uomo mangiava avidamente e nel frattempo si spogliava, quando rimaneva nuda cominciava a vomitare, unendo così sesso-merce-consumo-rifiuto- ma comunque l'unica in Lucia Leuci non usa il mosso e non sente la necessità di un alterego.
I "teatrini" di P'tit Luc (torna a essere altro da sé) sono costruiti con il medesimo meccanismo dei filmetti amatoriali, l'autoesibizione, l'incontro clandestino suggerito dalla complementarietà delle opzioni sessuali. In Looking Around l'artista cerca e ottiene il rifacimento parodistico di un rapporto sadomaso con corsetteria e attrezzatura d'ordinanza, ma dove strumenti di sofferenza sono banali mollette da bucato, quelle che puoi prendere dal cesto dei panni quando la mamma è uscita per la spesa. L'ultimo lavoro, Free Tour, è senza dubbio il più complesso e articolato e personalmente quello che preferisco. Si acuisce qui il punto di vista femminile, una P'tit Luc che si aggira maliziosa in tutù rosa tra coppie di scambisti, gay, etero, S/M ecc….; gli scatti che compongono tale ciclo insistono sulla bellezza della scena, addirittura sulla tenerezza dell'incontro, ormai completamente avulso dal dominio maschile (l'artista non presenta mai erezioni, eiaculazioni, peli pubici che sono elementi tipici del desiderio virile). "Guardare il desiderio femminile diritto negli occhi, prendere l'emozione sessuale aldilà dei clichés sui generi e della riappropriazione del potere maschile. Valorizzare la libertà dei corpi, il valore del fantasma, interrogare i suoi limiti e difendere il piacere corrisposto" (7).
Lucia Leuci è l'unica artista italiana a misurarsi con la sfida di una rappresentazione del sesso esplicito in una chiave femminile autenticamente nuova.

Note
1) Stéphane Ruiz, Loulou, Angela, et les autres…, in X-Elles. Le sexe par les femmes, Art Press hors série, Paris Mai 2004.
2) Catherine Millet, La vita sessuale di Catherine M., Mondadori, Milano 2002.
3) Ovidie, Porno Manifesto, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2003.
4) Robert Lanham, Cliccami e brucerai, in D. di Repubblica, Roma 17 settembre 2005.
5) Jole Baldaro Verde, Roberto Modella, Gli specchi dell'eros maschile, Cortina Editore, Milano 2005.
6) Storytelling, Fuori Uso, Ferrotel, Galleria Cesare Manzo, giugno-luglio 2004 (a cura di Luca Beatrice)
7) Cfr. nota 1.

Lucia Leuci "Preview 03" 2005
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Lucia Leuci "Preview 08" 2005
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Lucia Leuci "Preview 11" 2005
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Lucia Leuci "Preview 01" 2005
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Lucia Leuci "Preview 13" 2005
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Lucia Leuci "Preview 16" 2005
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Lucia Leuci "Preview 02" 2005
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Lucia Leuci "Preview 18" 2005
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Lucia Leuci "Preview 09" 2005
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Lucia Leuci "Preview 10" 2005
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LA MOSTRA CONTINUA NELLA SECONDA SALA



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