LIDIA BACHIS

"MISS NANCY ELLICOT FUMAVA"
testi di Gabriele Costa




Lidia Bachis "Zen and Guns" 2001
olio su pvc cm. 100 x 110



Lidia Bachis "Autoritratto", 2002
olio su pvc cm. 60 x 60



Lidia Bachis "Baby Killer", 2001
olio su pvc cm. 130 x 70



Lidia Bachis "Bruna respira", 2001
trittico
olio su pvc cm. 100 x 300




Lidia Bachis "Candy Eyes", 2001
olio su pvc cm. 110 x 140



Vi è un binomio sul quale l'uomo contemporaneo occidentale, sembra aver incentrato ormai da parecchi decenni il proprio stile di vita ed il proprio pensiero: essere e sembrare .
L'uomo contemporaneo occidentale oggigiorno sembra aver dato maggior importanza al "sembrare" piuttosto che all' "essere" nascondendo con una sorta di ingiustificata vergogna l'"essere".
Questo atteggiamento frutto di un ancestrale egoismo è stato acutizzato dal cosiddetto "crollo delle ideologie" culminate nel crollo delle "due torri". L'"essere" agonizzante, se qualche decennio fà, poteva avere un barlume di sopravvivenza oggigiorno sta svanendo come una sorta di miraggio.
E' proprio su questa amara riflessione che si inserisce con maestria il lavoro pittorico di Lidia Bachis, che sebbene in prima analisi sembri di facile lettura, non lo è ad una lettura più approfondita. Lidia Bachis a mio giudizio può essere definita un'artista "verista", certamente non nel senso stretto di verismo di verghiama memoria, ma esponente di un nuovo verismo, una sorta di "verismo metropolitano"; verista poiché descrive con lucida attenzione l'uomo di oggi e ne sà cogliere gli aspetti psicologici più profondi.



Lidia Bachis "Fior d'arancio", 2001
olio su pvc cm. 100 x 50



Lidia Bachis "Green", 2001
olio su pvc cm. 60 x 80



I soggetti principali di Lidia non sono i paesaggi urbani o le strutture metropolitane, ma bensì la figura umana all'interno di questi. La Bachis dipinge di preferenza la figura femminile, la serie delle geishe metropolitane non sono altro che la fotografia di quell'essere donna all'interno della struttura d'acciaio e cemento della metropoli. "Geishe - ragazzine" dallo sguardo a volte dolce e perso all'orizzonte (Fior d'azzurro), altre volte pronto alla sfida (Candy Rocket, Green).
Ragazzine metropolitane che sebbene non abbiano ancora imparato a truccarsi (Eva contro Eva 2), hanno già imparato ad usare pistole e kalashnikov. Ecco allora la seconda lettura dell'opera della Bachis, di quell'essere - sembrare, teen ager - amazzone del terzo millennio, che l'artista vuol presentare in prima lettura e denunciare in seconda lettura. Le "guerriere - ragazzine" della Bachis sono all'apparenza forti, ma questa loro forza è solo ed esclusivamente una maschera volta a proteggerle dagli attacchi di questa società che non sentono e non vogliono accettare. Questa forza - debolezza la si intuisce chiaramente nell'ideogramma tatuato che portano sul corpo, un ideogramma giapponese che rappresenta una sorta di simbolo scaramantico. Il tatuaggio è simbolo ancestrale della forza e l'amuleto simbolo della debolezza, di colui che deve portarlo al fine di avere una forza soprannaturale che lo difenda. Questo è il ritratto delle geishe - metropolitane che Lidia Bachis vuole rappresentare.



Lidia Bachis "Il Cane di Gina", 2002
olio su pvc cm. 60 x 60




Lidia Bachis "Il ventre di Gina", 2002
olio su pvc cm. 60 x 60





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