MICHELE ATTIANESE

"UNREAL"

testi di Paola Vitolo

PiziArte galleria d'arte contemporanea Teramo



Michele Attianese "Another chance"
dittico, olio su carta cm. 100 x 35



Michele Attianese "Crowd"
dittico, olio su carta cm. 100 x 35



Michele Attianese "Home"
dittico, olio su carta cm. 100 x 35






Unreal è un titolo volutamente provocatorio per questa mostra. Spinge a cogliere, al di là dell'intento apparentemente "realistico" dei lavori, la necessità di porsi di fronte ad essi in atteggiamento problematico, individuare canali di associazioni molteplici e libere, che, passando in ogni caso per l'analogia o il contrasto, accostano situazioni e problemi, aspirazioni ideali e realtà, opposti valori morali. Reale ed irreale diventano concetti relativi alla nostra vita, alla consapevolezza individuale dei disagi della nostra società e degli scenari mondiali: il silenzio e il degrado delle periferie, la distruzione della guerra e la ricerca della pace mondiale, la violenza sociale ed urbana, le lotte per i diritti ed il lavoro. Pertanto irreale diventa ciò che percepiamo attraverso la barriera protettiva dello schermo o dei giornali, irreale è però al tempo stesso proprio ciò che senza di essi non conosceremmo, e che quindi, paradossalmente per noi non esisterebbe.
Ai fini dell'individuazione di diversi livelli di lettura la scelta del "dittico" si rivela ricca di implicazioni, nella misura in cui suggerisce allo spettatore di integrare contenuto e contesto associandoli nella solitudine, nella disperazione e nell'anonimato, o interpretandoli positivamente come in contrasto. L'accostamento di un aereo militare, con un volto che invade l'intera la tela può essere quello tra una sorda macchina di guerra ed il viso del suo conducente, arrogante nella sua fierezza, le cui vittime sono ragazzini senza volto, come quelli degli squallidi suburbi e delle zone di guerra di tutto il mondo. Oppure, al contrario, tra la cieca volontà di distruzione e la ferma determinazione di un attivista di pace. Un gruppo di ragazzini o una bambina che giocano accanto a caseggiati in rovina è una violenta denuncia, o un messaggio di speranza: il rumore dei giochi che riempie il silenzio dell'abbandono e della povertà. Una lite cittadina accanto ad un camioncino delle Nazioni Unite suggerisce un auspicio di ottimismo, o all'opposto l'impotenza di fronte a quelle tensioni che oltre ai grandi scenari internazionali invadono anche il nostro quotidiano. La repressione poliziesca di una manifestazione operaia può essere vista come la premessa in positivo o in negativo di un capannone in cui sono raccolte le macchine del lavoro. Una sala di conferenze vuota ed un bambino felice con il suo umile gioco fanno pensare all'incapacità dell'occidente di sconfiggere la miseria del Terzo Mondo, oppure alla forza con cui un sorriso sa disarmare, più di qualsiasi azione politica e diplomatica.
Al tempo stesso le immagini così separate, da un lato persone ritratte negli opposti poli dell'innocenza e della violenza, dall'altro posti silenziosi e privi di ogni presenza umana, perseguono una ricerca formale di bilanciamento e di equilibrio tra persone e cose, presenza ed assenza, luoghi e voci, solitudine e rumore. A questa generale tensione verso una dimensione di "classicità" e poesia contribuisce anche la scelta del bianco e nero. Colore della realtà e del documento storico per eccellenza, esso risponde in questo caso non solo alla volontà di esprimere crudezza ed oggettività, ma contribuisce sotto un opposto punto di vista a sublimare la realtà ed in alcuni casi a conferire ad essa una dimensione di sospensione ed atemporalità. Michele Attianese sviluppa così una ricerca già avviata attraverso una vasta galleria di ritratti, in cui la monocromia è associata alla scelta della forma quadrata "perfetta" della tela. Colpisce, anzi, proprio il passaggio da un'assoluta preminenza della figura umana ed in particolare degli sguardi, che ha caratterizzato la produzione immediatamente precedente del pittore, a contesti paesaggistici o in cui l'uomo, pur presente, interagisce con un ambiente o con altri uomini, ed in cui la dimensione espressiva è affidata non ai volti, spesso neppure visibili, ma alle forme e alle variazioni tonali dei grigi. La scelta di presentare un ritratto assieme ai dittici sottolinea pertanto una linea di continuità nella ricerca, lo sviluppo di premesse via via fondate, la capacità di creare, pur nella varietà delle soluzioni, dei temi e della gamma sentimentale che i dipinti esprimono o suggeriscono, e al di là di comuni elementi esteriori, una superiore unità spirituale.
Anche per questi lavori, l'autore ha lavorato a partire da immagini trovate in rete o scattate da lui, che tuttavia reinterpreta in una chiave pittorica che aderisce alle cose con un'evidenza ora liquida ora epidermica, nella pennellata compatta o sfaldata, proponendo, come in una ricerca in corso, una significativa varietà di sperimentazioni.

Paola Vitolo




Michele Attianese "Piano A"
dittico, olio su carta cm. 100 x 35




Michele Attianese "Teddy"
dittico, olio su carta cm. 100 x 35



Michele Attianese "Versus"
dittico, olio su carta cm. 100 x 35



Michele Attianese "Ti ricordi di me"
olio su tela cm. 100 x 100




MICHELE ATTIANESE
nato nel 1976 a Castellammare di Stabia, vive ad Angri (SA).


Mostre personali


2002 "DERMA" , Angri (Sa).

-2005 "UNREAL", Pizia Arte Net: www.piziarte.net


Mostre collettive

-2001 "TERRE SCOSSE", NAPOLI.

-2002 "DERMA", ANGRI.

-2003 SELEZIONE " PREMIO NOVARA", NOVARA.

-2003 "LEGGER-MENTE", ALESSANDRIA.

-2003 SELEZIONE PREMIO ARTE MONDADORI", MILANO.

-2004 "VIAGGIO NELLA PSICHE", NAPOLI.

-2004 "PROSPETTIVE IPERREALISTE", GAETA

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